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PaesaggioÈ La fascia di territorio che si estende tra la sponda meridionale del Lago di Garda e la pianura mantovana, chiusa tra il fiume Mincio ad est ed il Chiese ad ovest, offre agli occhi del visitatore un habitat suggestivo dalle caratteristiche naturali e paesaggistiche di grande pregio e originalità.
Un susseguirsi di dolci colline e di sinuosi profili si alternano, in un gioco di conche e rilievi, a prati aridi, depressioni poco profonde e frammenti di specchi d’acqua sorgiva che occhieggiano qua e là, estrema memoria dell’antico ghiacciaio le cui dita, oltre 10.000 anni fa, modellarono le forme dell’odierno paesaggio.

Questa parte di territorio presenta aspetti unici e molto particolari dovuti in parte alla sua vicinanza con gli ambienti umidi del lago, in parte agli eventi geologici che l’hanno originata.Le colline moreniche che appaiono oggi disposte in ampi semicerchi concentrici che si dischiudono verso la pianura risalgono, infatti, all’e-poca delle ultime due glaciazioni (la Riss e la Wurm), quando ancora il Garda non era nulla di più di un enorme ghiacciaio e le sue lingue estreme spingevano verso valle, in un lento e incessante moto, rocce, sassi e argilla depositandoli non appena, raggiunte zone climatica-mente più miti, i ghiacci si scioglievano.
Questi depositi con il passare delle ere divennero vere e proprie colline che il tempo e le acque modellarono e rivestirono di una ricca e rigogliosa flora donando loro buona parte dell’aspetto che ancora adesso possiamo ammirare. Poi l’uomo fece il resto.
Oggi troviamo ciuffi di vegetazione spontanea, di salici e ontani, soprattutto, roverelle e carpini neri che risalgono digradanti pendii verdeggianti e si accompagnano ai canneti e alle carici che dall’acqua si spingono lungo i margini dei prati umidi, alle erbe e alle piante selvatiche la cui fioritura si alterna seguendo il ciclo delle stagioni.

Un ricamo intricato di viottoli e strade si disegna in un instancabile saliscendi attraverso la campagna imperturbabile, lambisce i vigneti, aggira le muraglie del granturco che in estate escludono lo sguardo a più ampi oriz-zonti o le chiazze dorate dei girasoli che si accendono tra il verde, percorre da una parte all’altra i manti erbosi, aggira gli alti fusti dei boschi che esplodono lungo i fianchi delle colline, separa i campi di orzo, di mais e di soia, di barbabietola e di frumento.
Disseminati un po’ ovunque costellano la campagna piccoli comuni e ancor più minuscole frazioni, cascine solitarie che troneggiano dall’alto di morbide alture, grappoli di case sorti spesso ai piedi di torri medievali, tracimate oltre le alte mura di stretti borghi fortificati che si raccolgo-no attorno ai rispettivi castelli.
Un fascino incontestabile legato all’ambiente naturale ricco e multiforme cui si aggiunge il richiamo di una tradizione gastronomica impareggiabile che fa della cucina di questa zona una delle più gustose e ricercate del territorio.
Ma ad unire incanto ad incanto si aggiunge la suggestione che solo la memoria della storia può dare.

 
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PaesaggioUna storia spesso cruenta di cui questa terra di confine, stretta tra interessi militari e politici, è stata indimenticabile scenario. Popolata fin dai tempi del Neolitico, questa zona ha, infatti, vissuto pienamente ogni epoca della storia dell’uomo.
Dall’insediamento di gruppi di cacciatori-coltivatori che abitarono le rive dei laghi intramorenici innalzando villaggi di palafitte, all’estendersi della colonizzazione etrusca avvenuta presumibilmente intorno al 1000-500 a.C., attraverso l’occupazione dei Galli Cenomani, fino alla conquista romana.Civiltà che si contesero il territorio e le sue ricchezze e che lasciarono la loro inequivocabile e preziosissima impronta nelle varie località della zona.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, parte di quest’area venne annessa al Regno Longobardo e nel Medioevo assunse importanza strategica diventando oggetto delle lotte tra le casate degli Scaligeri di Verona, dei Gonzaga di Mantova e dei Visconti di Brescia e Milano. Si dovette arrivare al Quattrocento per avere una situazione politica più stabile. La parte settentrionale passò sotto il dominio di Venezia e quella meridionale divenne parte dei possedimenti gonzagheschi, per finire nel Settecento, dopo la caduta della grande dinastia mantovana, sotto gli austriaci. Passò quindi alla provincia di Mantova prima, con Napoleone I, poi nuovamente all’Austria dove rimase fino alla seconda guerra d’Indipendenza quando si fece teatro delle guerre risorgimentali. Battaglie oggi impresse sulle pagine dei libri, vicende umane che qui si fanno racconto, che volano di memoria in memoria, nel risuonare degli echi che si rincorrono tra le mura merlate dei ruderi antichi, severi testimoni di clamori lontani. Pagine gelosamente conservate nelle tradizioni della gente e nell’amore con cui si sono saputi custodire i valori storici ed artistici, incarnate nelle testimonianze che riempiono le sale di ossari e musei che della storia del nostro Risorgimento si son fatti qui protettivi custodi.

 
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PaesaggioLa tradizione gastronomica rende la cucina dell’anfiteatro morenico del Garda una delle più gustose e ricercate della zona e nasce dall’incrocio sapiente di ricette di origine veronese, mantovana e bresciana. Una vera e propria arte culinaria che sposa con gusto e sapienza la semplicità dei sapori, dei profumi e degli aromi dei prodotti e dei frutti della terra locale alla raffinatezza ricercata dei piatti speziati eredità della corte dei Gonzaga e degli influssi dovuti alla dominazione austroungarica.
Una “cucina di prìncipi e di popolo”, come è stata spesso definita, in cui si trovano rispecchiati tanti degli usi e dei costumi popolari legati alla vita della campagna e al corso delle stagioni che caratterizzano e rendono unica questa terra di confine.
Tra i piatti più conosciuti e apprezzati sono da ricordare gli originali “capunsèi”, gnocchi di pane conditi con il burro versato la cui origine risale, secondo la tradizione, proprio al tempo della storica battaglia di Solferino e S. Martino, agnoli e tortelli di zucca, gustose paste all’uovo (fojade) ripiene che si affiancano al riso alla “pilota” ed al risotto con i funghi. Accanto a questi troviamo anche le tagliatelle con ragù di selvaggina, al sugo di lepre o di anatra che rendono ricca e saporita la gamma dei primi. Immancabili, nella cucina di questa terra circondata dalle acque, le ricette a base di pesce d’acqua dolce cucinato in salsa o ai ferri, dal luccio, alla tinca e alla trota fino all’anguilla che rimane uno dei piatti prediletti grazie anche alla particolare cottura con cui viene sgrassata e resa un alimento leggero e accettabile anche agli stomaci più delicati. Qui comunque si cucina di tutto: brasato, stracotto d’asino, baccalà, fagiano, e faraona spesso accompagnati da mostarda e abbondantemente innaffiati con i vini rossi e i bianchi prodotti tra queste colline. A chiudere in bellezza il pasto la famosa sbrisolona, un dolce rustico e secco di antica tradizione a base di mandorle tritate.

 
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