1914-1918

L'anno 1914Tavola di A.Beltrame dala Domenica del Corriere agosto 1915 vide scatenarsi la guerra mondiale, l'immensa e orribile guerra, durante la quale l'Odio, la Fame, la Malattia, la Morte lacerarono e falciarono senza posa... A milioni si contarono i feriti durante la guerra mondiale. La Croce Rossa, per quanto fosse preparata, poteva far fronte a un compito cosi enorme? Subito dopo lo scoppio della guerra, prima cinque, poi dieci Nazioni si trovarono in lotta, poi molte altre Nazioni di tutti i Continenti. Certo, la Croce Rossa era nata tra i dolori di Solferino come una piccola luce, e questa luce s'era ingrandita, s'era propagata molto in fretta di Paese in Paese. Ma nel 1914, sofferenze cento volte più orribili di quelle di Solferino avevano toccato quasi tutte le Nazioni della Terra. Si poteva temere che la Croce Rossa avrebbe esitato davanti allo sforzo sovrumano che era chiamata a sostenere. Invece, un ardore quasi miracoloso la spinse in avanti e la portò a svilupparsi sempre di più, mano a mano che la catastrofe si aggravava. Nuove Società nazionali di Croce Rossa furono fondate, e quelle che già esistevano nella maggior parte dei Continenti raddoppiarono, triplicarono, decuplicarono d'importanza. Era una necessità. Le varie Croci Rosse ricevettero molte offerte. C'era molto materiale, molto personale da riunire e organizzare. Bisognava istituire posti di soccorso, ospedali, comprare letti, biancheria, barelle, strumenti chirurgici, medicinali.

Gli uomini erano al fronte. Tutte le donne che lo potevano si arruolavano

neTavola di A.Beltrame da La Domenica del Corriere gennaio 1918 lla Croce Rossa per lavorare nelle ambulanze e negli ospedali. Ciò non avvenne senza mille pericoli e difficoltà. Vi furono, in molti Paesi, tante donne che giunsero a sacrificarsi fino all'eroismo. All'inizio della guerra, le infermiere (le famose << crocerossine>>) seguirono le truppe fino nelle trincee. In seguito, esse rimasero nelle ambulanze, lavorando a volte giorno e notte senza sosta per molti mesi di seguito, guidando esse stesse le autoambulanze quando non v'erano più uomini per farlo.

Ci vollero delle menti organizzative molto sviluppate per non lasciarsi travolgere dai compiti, di giorno in giorno più grandi e urgenti. Ci vollero grandi energie per mantenere sempre la calma necessaria; perché il dovere di un'infermiera non é solo quello di curare i feriti e i malati, ma anche di calmarli, di consolarli, di rendere loro una luce di speranza, e ancora, se il loro male e troppo grave, di aiutarli a morire con il conforto della presenza umana. Ci volle gran coraggio per assistere, giorno dopo giorno, agli interventi chirurgici più orribili, per curare le ferite più rivoltanti, per vedere sempre sangue e ancora sangue, sentir passare la morte quasi senza tregua. 12 milioni di soldati morirono durante la prima guerra mondiale.

All'eroico lavoro delle infermiere bisogna aggiungere quello dei barellieri e dei medici. Quanti tra loro sacrificarono la salute e spesso la vita per salvare i feriti! Essi andavano avanti, a volte prima della fine di una battaglia, sui campi sconvolti per raccogliere gli uomini caduti. Oppure si esponevano senza timore al pericolo tremendo delle malattie infettive.

Ma nonOspedale Militare si trattava soltanto di aiutare i soldati: dietro le linee dei fronti, all'interno di ogni Paese, centinaia di migliaia di famiglie imploravano aiuto. E anche per loro la Croce Rossa prodigò il suo aiuto. Vediamo in che modo.

A Ginevra, il Comitato Internazionale della Croce Rossa ricordò ai Governi belligeranti che firmando la Convenzione di Ginevra essi avevano promesso di far rispettare dalle loro truppe i soldati feriti o malati, i medici, gli infermieri e le infermiere, cosi come le ambulanze, gli ospedali, le naviospedale. Su proposta del suo Presidente, Gustave Ador, il Comitato organizzò a Ginevra un'Agenzia internazionale di soccorso e di informazione. Il 27 agosto del 1914, venne dato l'annuncio che quest'Agenzia era aperta. I membri del Comitato Internazionale (allora erano otto) pensavano di riuscire a fare tutto il lavoro. Fin dall'inizio, molte domande giunsero loro: lettere e telegrammi coprivano le tavole dei loro piccoli uffici. Pochi giorni dopo, la posta del mattino formava già una pila alta quasi un metro. La maggior parte delle domande erano inviate da << civili >> che non avevano più alcuna notizia dei <<loro soldati>>.

Il Signor Ador e i suoi colleghi risposero a tutte queste lettere: scrissero che si sarebbero presto informati. Interni Agenzia Internazionale dei Prigionieri di guerra a Ginevra 1914-1918Inviarono quindi dei delegati in Francia e in Germania per chiedere che s'inviassero a Ginevra i nomi dei prigionieri a mano a mano che venivano catturati e internati. La domanda ebbe risposta positiva. Nonostante tutto, le ricerche dei nominativi furono spesso lunghe e complicate. Ma quale soddisfazione, quando dal palazzo del Comitato Internazionale della Croce Rossa, poteva finalmente partire la lettera che diceva: <<Vostro figlio, vostro marito e sano e salvo >> ! Il lavoro del Comitato crebbe di giorno in giorno. Ci vollero altri impiegati. Dopo poche settimane, gli otto membri del Comitato erano già aiutati

da 120 persone, e, dopo qualche mese, da una schiera di più di mille volontari ! Dal suo piccolo ufficio, il Comitato dovette traslocare i suoi locali in un vasto edificio di Ginevra, il Museo << Rath >> . Sul portone d'ingresso, venne issata la bandiera della Croce Rossa, e accanto alla bandiera un grande striscione di tela, dove, per più di quattro anni, i passanti poterono leggere: Comitato Internazionale della Croce Rossa  Agenzia Internazionale dei prigionieri di guerra.

Pensiamo per un attimo a tutti gli uomini, a tutte le donne, che a migliaia, durante la guerra, varcarono la soglia di quell'Agenzia. Per molti, quel momento rappresentò l'inizio di una nuova speranza. E la corrispondenza? Basti dire che, in certi giorni, l'Agenzia ricevette fino a ventimila lettere!

Le liste dei prigionieri, attese con impazienza, venivano immediatamente ricopiate. Ogni nome e cognome veniva trascritto su di una scheda, insieme a tutto ciò che poteva servire al riconoscimento. Ecco un esempio: tra il 1914 e il 1918, diecimila <<Martin >> (cognome) vennero fatti prigionieri, e tra loro, ben 800 << Jean Martin>>. Molti parenti avevano scritto: << Inviateci notizie del nostro Jean Martin >>. Giudicate voi perciò la difficoltà di un simile lavoro.

Oltre a ciò, durante i quattro anni della Grande Guerra, il Comitato Internazionale inviò in missione medici e altri delegati che visitarono i campi di prigionia in Europa, in Asia, in Africa e nelle due Americhe.

Si disse allora che Ginevra era diventata, grazie alla Croce Rossa, il << cuore dell'Europa ,> . Ma non si esagera se si afferma che durante quegli anni crudeli, che scossero un po' tutte le Nazioni, Ginevra fu veramente il << cuore del mondo >> .

 

D. Werner,

Histoire de la Croix Rouge,

C.I.C.R., Geneve, 1938.

(Traduzione dall'originale di M. Jevolella)