1940-1945

Nel 1940,Tavola di W.Molino da La domenica del Corriere febbraio 1945 ancora una volta, l'Italia si gettava nella terribile mischia di un conflitto mondiale. E ancora una volta la Croce Rossa si é trovata di fronte a compiti immensi che, tuttavia, ha assolto egregiamente, con fervore di opere, con imponenza di mezzi, con fermezza di idee.

Forse più che in qualsiasi altro conflitto, il carattere internazionale della Croce Rossa e le sue prerogative di neutralità riuscirono a permettere al benefico Ente di compiere la propria opera con assoluta imparzialità e al di sopra di ogni divisione spirituale del Paese.

All'inizio delle ostilità, la Croce Rossa Italiana disponeva di ventisei ospedali con oltre cinquemila posti letto; di 77 stabilimenti di prima cura e smistamento per la protezione sanitaria antiaerea; di 56 posti di soccorso ferroviari e portuali; di otto treni ospedale, oltre a tre ospedali attendati nel Montenegro e a tre poliambulatori in Corsica.

Come si vede, quindi, non si può certo affermare che la Croce Rossa si presentasse preparata a sostenere gli ardui compiti che una guerra durissima e atroce, con mezzi di offesa nuovi imponeva.

Soprattutto per quanto riguarda la protezione antiaerea, furono necessari enormi sforzi per fare fronte alle nuove, incredibili necessità. Immaginate infatti una grande città dopo un bombardamento << a tappeto >> . I morti sono centinaia, migliaia, e migliaia possono essere i feriti; le macerie delle case ostruiscono le strade,

ovunque scoppiano incendi. Che fare? Nemmeno le popolazioni <<civili>> furono risparmiate dalla furia sanguinaria della seconda guerra mondiale. Ma quello che poteva fare, la Croce Rossa Italiana lo fece, lavorando sempre al limite dell'impossibile. Furono quattro anni di durissima lotta, in cui un corpo di ottomila uomini tra ufficiali, graduati e militi e di oltre settemila infermiere volontarie, si votò al sacrificio per soccorrere ovunque i feriti e i malati.

La catastrofe, che travolse l'Italia l'8 settembre del 1943 con l'armistizio, non risparmiò la Croce Rossa che, ad un certo momento, come tutti gli altri Enti e le altre Istituzioni, si trovò ad essere divisa, priva di un comando centrale e di una direttiva unica.

Purtroppo, non operarono in quel momento le garanzie di neutralità offerte dal suo simbolo, e anch'essa si trovò ad essere spezzata in due tronconi isolati, dei quali uno operava per il Governo del Nord e l'altro continuava ad operare a Roma accingendosi all'imponente opera della lenta ricostruzione materiale e morale del Paese.

I danni e le perdite materiali dell'Associazione furono gravissimi e resero perplessi i suoi dirigenti; tuttavia la Croce Rossa Italiana, nel suo complesso, resistette a quel momento di smarrimento conservando, in ogni suo singolo centro, uno spirito di benefica iniziativa e di autonoma attività, da cui la grande organizzazione nazionale poteva risorgere come per miracolo non appena superata la bufera che aveva sconvolto il Paese, liberandolo dalla tirannia fascista.

<< Se gli ultimi tragici anni della guerra, e quelli altrettanto e forse ancor più dolorosi che hanno Tavola di A.Beltrame da la Domenica del Corriere, ottobre 1939seguito la cessazione delle operazioni militari, per molte centinaia di migliaia di italiani non sono stati privi di qualche luce di speranza, ed hanno recato con sé qualche conforto insieme alle loro infinite miserie, molto si deve all'opera della Croce Rossa Italiana e del suo personale, che ha permesso a migliaia di famiglie di ricevere notizie dei loro cari dispersi o prigionieri in remote contrade; a innumerevoli prigionieri di mantenere contatto con l'Italia, a schiere di reduci e di profughi di trovare conforto e assistenza al momento del loro ritorno; alla popolazione civile delle regioni più colpite dalla guerra di non sentirsi abbandonata e senza sostegno nella propria sventura; e infine a tutti i cittadini di ogni categoria sociale di poter partecipare ad una comune opera di soccorso reciproco, che, attraverso episodi di commovente solidarietà umana, ha fatto si che gli Italiani delle città e delle campagne, delle università e delle officine, si sentissero effettivamente, e si dimostrassero coi fatti, veramente fratelli>>.

Le infermiere volontarie della Croce Rossa, chiamate fin dal primo inizio delle ostilità a prestare la loro opera accanto ai feriti di guerra, hanno lavorato su tutti i fronti: quasi cinquemila in tutto, distribuite nelle varie navi ospedale, nei treni ospedale, negli ospedali da campo, nei territori d'oltre mare. Molte pagarono con la vita il loro coraggio.

TerminataTavola di A.Beltrame da LA domenica del Corriere febbraio 1941 la guerra, l'opera delle infermiere volontarie continuò assidua. Molte di esse, infatti, rimasero in servizio negli ospedali per reduci, nei campi profughi, negli ambulatori, nelle colonie, portando dovunque il conforto della loro assistenza. Tanta abnegazione e tanto spirito di sacrificio incontrarono il più ampio riconoscimento da parte del Comitato Internazionale di Ginevra che insigni della medaglia << Florence Nightingale >> cinque infermiere volontarie e due infermiere professionali, ciò che ha posto la Croce Rossa Italiana al secondo posto tra le Croci Rosse del mondo insignite di tale ambito riconoscimento.

L'intensa opera assistenziale che la Croce Rossa ha svolto a favore dei prigionieri di guerra e degli internati civili non può essere descritta con facilità, perché fu davvero imponente. Sia nei primi quattro anni di guerra, che durante il periodo dell'armistizio, sia, infine, dopo la cessazione delle ostilità, l'attività della Croce Rossa, sia di quella italiana che di quella internazionale, e stata sempre seguita e circondata da tanto favore popolare, in quanto non si può, oggi, immaginare con quanta dolorosa ansia le famiglie sconvolte ed affrante attendessero notizie di un congiunto militare.

L'assistenza ai prigionieri ed agli internati é stata curata con particolare affetto e generosità: ingente é il numero dei pacchi dono e di sigarette inviati; settecentocinquantamila libri di lettura e di cultura varia sono stati spediti nei campi di concentramento; per lunghi anni sono stati trasmessi

per radio i nomi di prigionieri in viaggio verso l'Italia o di militari ancora trattenuti in prigionia e dei quali si era riusciti ad ottenere qualche notizia. Ugualmente sono stati inviati ai prigionieri oltre seicentomila radio messaggi dei loro familiari.

I Comitati provinciali della CRI, dal canto loro, si erano posti a disposizione per fornire ai congiunti ogni notizia utile allo svolgimento di pratiche per ottenere sussidi, pensioni o assegni vari.

 

A. Auditore, 11 segno crociato del bene. C.R.I., Roma, 1960.