Al mattino del 24 il corpo d'esercito francese destinato verso Solferino, transitava di buonissima ora: ma subito dopo si sentirono i primi colpi di fucile, perchè alla stessa ora l'esercito tedesco stava per rioccupare Castiglione. Alla frazione Fontane, distante in linea retta un chilometro, ebbero inizio i primi colpi di fucile: a Grole, distante tre chilometri, cominciò ad ingaggiarsi la mischia e si ebbero i primi feriti con 67 morti. Il frastuono delle armi da fuoco si fece sempre più frequente, formidabile ed imponente. Moltissimi cittadini seguirono i francesi per dar loro indicazioni utilissime, per aiutarli a spingere sulle colline le batterie.Napoleone III visita le truppe

Napoleone arrivò in paese verso le ore dieci, e salì in Castello sperando di potersi da colà fare un concetto della battaglia; ma non scorgendo sufficiente orizzonte nella direzione di essa, ridiscese prontamente per portarsi in luogo più opportuno. E per tutto il giorno fu un ascoltare coll'animo trepidante il rullio dei fucili ed il rombo del cannone, colla certezza che se ogni sparo annunciava l'allontanarsi del nemico, indicava pure la carneficina di una serie di vite umane, e lo strazio di un numero ancora superiore.

Al mattino seguente il tripudio per la vittoria signoreggiava in paese: le bandiere sventolavano ovunque; la felicità riempiva gli animi anelanti alla libertà! Ma tutto ciò doveva tosto essere amareggiato da un desolante spettacolo! Arrivavano ad ogni momento carri carichi di feriti ammonticchiati alla rinfusa, gementi ed in istato di straziante pietà: a decine prima, a centinaia dopo, a migliaia più tardi. Le chiese furono tosto convertite in ospedali;

l'attuale Collegio ne fu ricolmo, e perchè battezzato col sangue dei martiri, doveva poi sorgervi un Istituto da cui per l'indirizzo introdottovi ed intrepidamente mantenuto dal Direttore Prof. Battaglia Sebastiano reduce dei patrii cimenti, si irradiano sulla patria i più liberali e più generosi sentimenti; dal quale al popolo di Francia parte costante e sublime il senso dell'affetto più riconoscente, e dal quale è partita la patriottica iniziativa del pellegrinaggio agli Ossari di Solferino e di S. Martino degli studenti italiani, con apposizione delle targhe commemorative, lavoro eminentemente artistico e di geniale ispirazione del Comm. F. Iohnson, direttore generale del Touring Club italiano.

Nè vi era casa in Castiglione che non ricoverasse feriti numerosi: ma non bastando certamente tutto questo, si dovette disporli accostati gli uni agli altri lungo le contrade, dove i marciapiedi servivano da capezzali; e nel centro scorreva il sangue! Più di quattromila erano così adagiati; e medici, infermieri improvvisati, cittadini tutti si prestavano aimiserandi soccorsi. Le donne nelle case preparavano indefessamente bende e filaccie; i medici tagliavano, i cittadini, mescolando lagrime al sangue, assistevano; il tutto tra un'afa soffocante, tra un fetore nauseabondo. Fu una gara di generosità nella popolazione spinta fino all'entusiasmo, con ogni sorta di abnegazione e di sacrificio verso tutti quei martiri, senza distinzione di nazionalità. La sventura ha per patria il mondo.

L'opera di molti generosi che con ogni mezzo si adoperarono in tanto frangente, fu segnalata. Il ricco Pastore D. Cesare venne decorato di medaglia d'oro; Barziza sac. Lorenzo fu nominato Cavaliere della Legion d'Onore; Don Luigi Cerubini curato, ebbe medaglia d'argento; e distinzioni molteplici vennero distribuite; ma non si erra dicendo che l'intera cittadinanza in tutti i modi spontaneamente ha concorso per alleviare le inaudite sofferenze dei poveri colpiti dalle armi in quella tremenda giornata. I quali furono angosciati nel giorno 26 per le voci di falso allarme del ritorno degli austriaci, sparse da sciacalli che volevano avvantaggiarsene per fare bottino. I feriti trasportabili furono poi spediti nei giorni successivi alle città circostanti: qui morirono invece il generale Auger, il colonnello Donay, il capitano Loréal, dei quali nel locale cimitero fu serbato ricordo; morirono pure in Castiglione il colonnello Brutta del 43° linea, ed il sottotenente Beaucousin del 1° fanteria dei quali restò notizia; ma moltissimi altri che lasciarono l'esistenza ignorati, e che colla loro vita suggellarono il nostro riscatto.

 

Castiglione, 11 Giugno 1907

 

Prof. Ing. Agostini

 

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