SFIDE UMANITARIE PER LA CROCE ROSSA ALLA VIGILIA DEL XXI.mo SECOLO (Estratto da la conferenza di Firenze 8/6/1998 del presidente CICR Cornelio Sommaruga)

La  gioia e la gratitudine per ciò che è stato raggiunto non ci devono però far  dimenticare  che ancora troppo spesso il diritto di Ginevra è ignorato od  addirittura gravemente violato. Mentre vi parlo, nei campi di prigionia giacciono  ancora decine di migliaia di prigionieri di guerra o prigionieri politici  tra  i  quali numerosi sono i feriti ed i malati, che hanno forse passato  lunghi anni di cattività: sono veri e propri ostaggi dei negoziati internazionali. 

Vi  Bimbosono  bambini  che  muoiono  per mancanza di cibo o di assistenza  medica  a causa della guerra, anche se un aiuto potrebbe essere prestato. Altrove, persone che hanno perso tutto nella guerra vagano tra le rovine  delle  loro  case,  in  cerca di un segno di vita dei loro cari. Le sofferenze provocate agli uomini dai loro simili sono infinite.  Non  c'è  invero  da rallegrarsi: dal 1945 ad oggi ci sono stati più di 120 conflitti,  che hanno fatto circa ventidue milioni di vittime.

 L'umanità si trova  ora a dover affrontare altre sfide: la degradazione dell'ambiente ha assunto in molti paesi delle proporzioni spaventose; l'esodo rurale procede ad  un  ritmo serrato, mentre la miseria urbana diventa sempre più marcata; si  assiste,  negli  ultimi tempi, al ritorno di certe grandi pandemie; nei paesi  più poveri, decine di milioni di persone non hanno altra prospettiva che   l'incertezza,   quando  si  tratta  del  rispetto  dei  loro  diritti fondamentali,  a  cominciare  da quello di una vita decente; queste persone non possono accedere né all'istruzione né all'assistenza sanitaria; inoltre esse non hanno nessuna possibilità di migliorare la propria sorte né quella dei  figli.Sfollati

 All'epoca delle immagini virtuali, dell'economia immateriale e delle  autostrade  dell'informazione,  non  è  inutile ricordare il divario crescente  tra il mondo economicamente più avanzato ed una parte sempre più vasta  della  popolazione  mondiale. Se non stiamo attenti, questi notevoli squilibri alimenteranno i conflitti di domani.  L'ultimo  decennio  rappresenta  poi  una  fase  di  rottura,  di  profondi cambiamenti. Siamo usciti dalla guerra fredda e dall'equilibrio del terrore per  entrare  in  un  periodo  incerto  in cui i sistemi di riferimento che servivano  da  parametri sono scomparsi. Tutte le strade sono aperte, tutti gli  sviluppi  sono  possibili, ma nessuno di essi s'impone più. Certo, non c'è da stupirsi che ad un periodo di crisi politica corrisponda una perdita dei  punti  di  riferimento  dei  valori  umanitari.  I  principi che erano considerati  fondamentali,  vengono  ora  rimessi  in  discussione. 

Ma non dimentichiamo prigionieri le  grandi  speranze generate dalla fine della divisione del mondo  in  due blocchi antagonisti, a cui tutto si opponeva: ci fu permesso allora  di  credere  all'affermarsi di un universo più unito, più solidale, più umano.  E'  con piacere che si possono notare taluni sviluppi positivi verificatisi in alcune parti del mondo.  Purtroppo   -e lo ripeto-,  in contrasto con buone notizie, quante tragedie senza  soluzione, precipitate nell'assurdo di immense sofferenze ed inutili distruzioni;  quanti  nuovi dissidi, quante nuove zone d'ombra! Oggi, oltre trenta  conflitti  insanguinano  la  terra:  conflitti  di  potere,  per il territorio,  di minoranze, di religione. Altrettanti scenari che mobilitano oggi tutte le forze del CICR.  In  questo  momento,  mentre  vi  parlo,  il CICR   -appoggiato da numerose Società  di  Croce Rossa-  è impegnato in situazioni e posti molto diversi, per esempio    

*in mine Afganistan,  infestato di mine, teatro di scontri violenti e da poco   anche  colpito  da  un  grave  terremoto o nel Tagikistan vicino, dove la   guerriglia  e la neve si sono alleate per creare delle condizioni di vita   insopportabili per profughi e detenuti;   

 *in Bosnia, in Cambogia ed in Angola  -paesi in cui è da poco tornata una   calma  relativa-   dove  occorre  sopperire  ai bisogni più urgenti delle   vittime   e  degli  sfollati  e  cercare  di  dare  delle  risposte  alle   innumerevoli  richieste  di ricerca dei dispersi, e anche lì rimediare ai   misfatti delle mine;     

*in Messico, dove fungendo da intermediari tra i Zapatisti ed il governo,   eravamo   riusciti   a   contribuire   ai  negoziati,  ma  dove  dopo  la   recrudescenza   della   violenza   stiamo  ripartendo  con  un'importante   operazione umanitaria, finalmente permessa dal governo;     

*in  Perù,  dove   -oltre  a visitare migliaia di prigionieri politici ed   assistere  nelle  Ande  la  popolazione  civile  isolata e paralizzata da   terrorismo   e   repressione-    abbiamo  potuto  svolgere  il  ruolo  di   intermediario   umanitario   neutro   e  di  facilitatore  nel  sequestro   all'Ambasciata  del Giappone, durante 126  giorni, confrontati all'inizio   con più di 600  ostaggi;    

*in  vari altri paesi, come nel Sri  Lanka, la Colombia, in Israele e nei   Territori  autonomi  palestinesi,  in Giordania, nel Timor orientale, nel   Kashmir  indiano,  dove l'autorità reprime gruppi di cittadini e dove noi   cerchiamo   di   portare  un  pò  di  sollievo  a  prigionieri  politici,   proteggendoli dalla violenza delle forze di polizia; a questa descrizione   posso anche aggiungere il Kossovo, con tutti i suoi problemi;    

*o  sfollatiancora  nella  regione  dei  Grandi Laghi africani, nei due Congo, in   Liberia,  in  Sierra Leone, dove dei conflitti "identitari" misti ad atti   di  banditismo  rendono  l'azione  umanitaria  più difficile e rischiosa,   proprio  quando  i  soccorsi  sono  indispensabili alla sicurezza ed alla   sopravvivenza  di  decine  di  migliaia  di  detenuti  e  di centinaia di   migliaia di profughi, che spesso errano senza speranza di una soluzione a   medio termine.   

* In  altre  parole,  il CICR cerca di essere presente là dove i conflitti si manifestano  in  tutta  la  loro violenza devastatrice per opporle i valori umanitari. E' dunque sulla violenza che vorrei riflettere un attimo, perché soltanto  se  riusciamo  a  capire  la  sua  natura  più  profonda, potremo contrastarla  e trovare così un filo conduttore per le nostre azioni. Ed il diritto troppo spesso non riesce a contenerla.  E'  proprio  della violenza di cercare a schiacciare tutti quelli che le si oppongono.  Essa  si  serve  di  mezzi esterni quali, per esempio, la forza delle  armi  e  la prigione o può anche servirsi della stessa vittima, come nel  caso  della  tortura, che degrada il corpo della vittima fino a farne, contro la volontà di quest'ultima, l'alleato del seviziatore. Così facendo, la violenza non tollera regole. Il suo unico scopo è schiacciare quello che essa  percepisce  come  un  oppositore  per impedire che l'aggressore possa essere schiacciato a sua volta. E per questo tutti i mezzi sono buoni.  A questo totalitarismo della violenza, che trasforma la vittima in oggetto, Delegatiil  CICR  oppone  il  gesto  umanitario,  il solo che possa restituire alla vittima  la  sua  individualità, la sua personalità e la sua dignità umana, che  possa  ridarle  speranza  o,  nel peggiore dei casi, salvaguardarne la memoria.   Concentrandosi  così  sulla  vittima  e  sui  suoi  bisogni  più immediati, l'azione  del CICR è diretta. La vittima della violenza e del conflitto è e deve  rimanere  sempre  il  punto focale di qualsiasi azione, e l'obiettivo principale  deve essere quello di confortarla nella sua sofferenza fisica e morale.  Per quanto semplice possa sembrare, quest'obiettivo impone a volte delle scelte che comportano serie conseguenze, quando è la sorte di diversi gruppi  di  vittime  che  è  in  gioco. In tali momenti è possibile, se non  addirittura   inevitabile,  che  si  commettano  degli  errori.  In  questo contesto;  il CICR si è rammaricato e si rammarica ancora per le omissioni, forse  gli sbagli, commessi durante la II Guerra Mondiale, in  particolare  in  relazione all'olocausto. Debolezza ed errori forse, ma complicità mai.  Il  gesto  umanitario  deve  essere  prima  di  tutto  spontaneo. Il CICR è chiamato  ad  essere  vigilante  dinanzi alla sofferenza delle vittime e di soccorrerle  non  appena  possibile.  Non  saranno  tollerate né attese, né tergiversazioni. Le vittime non possono aspettare. "Bis dat, qui cito dat".  La spontaneità va di pari passo con l'indipendenza del gesto umanitario. Un atto  che dipenda da qualcos'altro non può essere spontaneo.

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