Fernando Palasciano

UN PRECURSORE ITALIANO

Ferdinando PalascianoSiamo nel 1848. L'intera Europa è percorsa da un fremito rivoluzionario: i popoli si ribellano quasi ovunque alla tirannia dell'assolutismo. Anche la Sicilia  è in fiamme. Messina, aderendo all'insurrezione di Palermo contro il dominio dei Borboni, s'è levata anch'essa in armi e resiste coraggiosamente al bombardamento della flotta borbonica, che assedia. Ma il 7 settembre, il generale Filangeri, superata la strenua resistenza messinese, s'impossessa della città. Il Filangeri, per infierire ferocemente sui ribelli, ha dato ordine ai medici militari di non curare, raccogliere, medicare i nemici caduti in combattimento.

Ferdinando Palasciano, medico militare dell'esercito dei Borboni di Napoli, si rifiuta di obbedire all'ordine iniquo del generale. Chiamato da questi a rapporto, risponde: < i feriti a qualsiasi esercito appartengano, sono per me sacri e non possono essere considerati come nemici>. Questa risposta gli vale la minaccia di essere passato alle armi. Insubordinazione: questa è l'accusa! Ma Re Ferdinando di Borbone, che conosce il Palasciano e lo apprezza, non consente alla proposta del generale Filangeri. Il Re dice: < Non posso assolutamente pensare che quel piccolo Palasciano sia un così grande rivoluzionario>. E a Palasciano viene inflitto così solo un anno di carcere, che sconta a Reggio Calabria.

A Reggio, il prigioniero Ferdinando Palasciano ha l'incarico di soccorrere i feriti dell'esercito napoletano, che le navi trasportano da Messina. Ed è con grande passione che egli corre al porto, incontro a quei poveri feriti, e lavora là senza tregua e riposo.

Quando il processo di unificazione dell'Italia ha eliminato anche il dominio borbonico, il Palasciano può tornare a proclamare la sua idea <della neutralità dei feriti in guerra>. Questo accade nel 1861. Il 28 gennaio di quest'anno a Napoli, il Palasciano pronuncia un discorso rimasto celebre, e tra le altre cose dice: <Bisognerebbe che le potenze belligeranti, nella dichiarazione di guerra riconoscessero reciprocamente il principio della neutralità dei combattenti feriti o gravemente infermi, e che adottassero rispettivamente quello dell'aumento illimitato del personale  sanitario durante tutto il tempo della guerra>.

Tre anni dopo , la Convenzione di Ginevra fece pienamente suoi questi memorabili principi umanitari. Tale convenzione , definitivamente approvata il 22 agosto 1864, reca come sottotitolo esplicativo parole molto simili a quelle di Ferdinando Palasciano: < Convenzione per il miglioramento della sorte dei feriti e malati degli eserciti in guerra>. Il Palasciano vede così finalmente realizzarsi quelle stesse idee che quattordici anni prima stavano per costargli la vita. Ma ciò non basta ancora a tranquillizzare la sua coscienza. Queste idee, egli pensa, devono essere ancora difese contro tutti coloro che cercano di soffocarle. Nel giugno del 1870, quando scoppia il conflitto fraco-prussiano, egli denuncia ancora con grande energia tutti gli <episodi di crudeltà> verificatisi tra gli eserciti combattenti. Il nome e la memoria di Ferdinando Palasciano stanno perciò idealmente accanto a quelli delle più grandi figure della Croce Rossa.

 

A.Frezza, Ferdinando Palasciano

in < Croce Rossa>  anno I, n.4, Roma 1958.

(adattamento di M.Jevolella)

pubblicato a pag.22 di <L'appassionante storia della Croce Rossa> aut.Massimo Jevolella pubblicato da Paravia in Torino - collana Ideechiave 27  - 1977