Si tratta, fino al 1859, di un'opera di soccorso organizzata dai governi e dagli eserciti, ognuno per i propri combattenti e del rispetto di quest'attività  prestata da infermieri volontari, da parte dell'esercito avversario, con l'accettazione del concetto della neutralità  passiva. Non ancora é sorta l'idea di un'organizzazione preventiva superiore alle parti belligeranti e permanente che estende il soccorso a tutti i combattenti, senza distinzione di parte belligerante.La battaglia di Solferino del 24 giugno 1859 fu il primo evento militare europeo di un'importanza e di una gravità  paragonabile ai pur cruenti episodi della guerra di Crimea. La presa d'assalto del colle di Solferino fu particolarmente rischiosa e difficile e si risolse in una vittoria gloriosa per gli atti di eroismo ed anche per la tattica e la strategia che la precedettero, ma pur pagata a carissimo prezzo. Il giorno stesso della battaglia, evidentemente non si può provvedere ai superstiti giacenti sul campo: non vi poté pensare l'Intendenza francese, perché i combattimenti impegnarono le armate per quasi tutta la giornata e non vi poté pensare l'esercito austriaco in ritirata. Don Lorenzo Barizza

Si trattò, bensì di agire immediatamente, ma solo a cominciare dal giorno successivo, e di fronte ad un numero inaudito e imprevedibile di bisognosi. La località  più vicina che, per numero di case di abitazione, di costruzioni civiche e soprattutto di chiese, poteva ricevere il maggior numero di infermi e dove aveva sede il Gen. Lavallette, capo dell'Intendenza francese ed era già  stato richiesto un rifornimento di circa trecento letti, era Castiglione delle Stiviere. Ed infatti, qui furono trasportati, in fretta ed in disordine, i feriti, prima di pensar di ricoverarli in veri e propri ospedali, come avvenne, in un secondo tempo, a Brescia e in altre città della Lombardia.

Ambulanze provvisorie furono indubbiamente create anche nei vicini paesi, ma, come testimonia il Dunant, a Castiglione, nei giorni immediatamente successivi al 24 giugno, l'affollamento dei feriti e degli infermi assunse aspetti indescrivibili: fu questa città la sede del suo quartier generale di soccorso, il luogo in cui egli assistette al dramma più commovente che si possa immaginare. Qui il “turista filantropo”, proveniente da un paese neutrale, non impegnato nelle ragioni e nei doveri della guerra, osservò un esempio imponente di soccorso prestato senza distinzione di nazionalità, a gente di origine così diversa e parlante i più diversi incomprensibili idiomi. Tra gli organizzatori di questo soccorso indiscriminato la storia registra i nomi di cittadini castiglionesi; il canonico Don Lorenzo Barziza, insignito della Legion d'Onore dall'Imperatore Napoleone III, il  tramite fra l'Intendenza francese e la popolazione al quale si deve la preparazione preventiva, nei limiti del prevedibile, dei luoghi di ricovero e di soccorso e l'opera infaticabile prestata nei giorni critici dell'affluenza straordinaria di feriti e di infermi di ogni nazionalità; il Senatore Cesare Pastore insignito di medaglia d'oro per l'assistenza ai feriti francesi ed altre persone notabili del luogo.

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